Regio Somm.PROVANA

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Regio Somm.PROVANA

Messaggioda Comgrupsom » 08/09/2015, 15:02

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Classe “Marcello” (Tipo Bernardis)

Al Comando del CC Ugo BOTTI, durante la prima missione in guerra al largo di Orano , alle ore 16,30 del 17 giugno attaccò col lancio di 2 siluri un convoglio di 5 unità mercantili francesi , scortate dalle torpediniere Commandant Bory e La Curieuse.
Individuato e sottoposto a violenta caccia fù costretto alla riemersione e venne speronato ed affondato dalla La Curieuse , la quale anch'essa rimase seriamente danneggiata , ma potè rientrare in porto.
Non ci furono superstiti tra i 62 membri dell'equipaggio.

Onore a Loro

FONTI :Sommergibili Italiani di Turrini & Miozzi USMM 1999

Cantiere :C.R.D.A. - Monfalcone
Impostato: 03-02-1937
Varato: 16-03-1938
Consegnato: 25-06-1938
Affondato: 17-06-1940
Radiato: 18-10-1946

CARATTERISTICHE TECNICHE

Dislocamento
Superficie 1059,091 t.
Immerso 1312,921 t.

Dimensioni
Lunghezza 73 m.
Larghezza max 7,2 m.
Imm. Media in carico dosato 5,09 m.

Apparato motore
2 motori diesel C.R.D.A.
2 motori elettrici di propulsione C.R.D.A.
1 batteria di accumulatori al piombo di 132 elementi

Potenza complessiva
Motori a scoppio 3200 hp.
Motori elettrici 1100 hp.

Velocità
Superficie 17 knt
Immerso 8 knt

Autonomia in superficie
2825 nm. a 17 knt
9760 nm. a 8 knt

Autonomia in immersione
8 nm. a 8 knt
110 nm a 3 knt

Combustibile
63,135 m3 carico normale
107,035 m3 sovraccarico

Armamento
4 tubi lanciasiluri AV da 533 mm.
4 tubi lanciasiluri AD da 533 mm.
2 cannoni da 100/47 mm.
2 mitragliere binate da 13,2 mm.
12 siluri da 533 mm. (6 a poppa e 6 a prora)
300 proiettili per i cannoni
3000 colpi per le mitragliere

Equipaggio
7 ufficiali, 50 tra sottufficiali e truppa.

Profondità di collaudo
100 m.

Coefficiente di sicurezza relativo alla sollecitazione massima alla profondità di collaudo riferito al limite di elasticità del materiale: 3

FONTI :Sommergibili Italiani di Turrini & Miozzi USMM 1999

Affondamento del RSM Provana - Il Sacrificio dei BERGAMASCHI

Ulisse Cattaneo FUOCHISTA - C.te Ugo Botti




L’umile fuochista e il capitano decorato Ugo Botti nacque a Venezia nel 1903, ma la sua famiglia si trasferì a Bergamo. Ancora oggi vivono nella nostra città i discendenti, fra i quali il nipote Ugo Botti, di professione ingegnere. Frequentò l’Accademia navale di Livorno. Nel 1923 venne imbarcato come guardiamarina sulla nave da battaglia Giulio Cesare. NeI 1931 il primo incarico sui sommergibili e quindi daI 1937 comandò i sommergibili Narvalo,
Squalo e infine il Provana.
Ulisse Cattaneo era originario di Colognola dove era nato neI 1919 (a quel tempo Colognola era Comune autonomo). La famiglia si trasferì poi a Padergnone di Zanica dove tuttora vive la sorella Anna Maria. Venne assunto alla Dalmine e come tutti gli operai venne chiamato per il servizio militare in Marina, venne assegnato a bordo del Sommergibile Provana.

Ulisse scrive........

«Cari genitori, stamane alle 6 arriva ordine di partire. Dove si va? Ma? Chi lo sa! In missione di Guerra, quanto durerà non lo so! Ritornerò, speriamolo. Ad ogni modo questo non è il momento di inutili perché sappiate che sempre fino all’ultimo sarete il mio unico pensiero ... e ricordatevi sempre di me che tanto vi amo, salutatemi tutti, vi bacio tutti con tutto il cuore, con tutto il mio grande amore. Salutate per me la mia Pierina, speriamo bene, sono soldato e saprò essere de­gno dell’Italia, di Cristo e della mia famiglia. Arrivederci, non Addio. Ulisse».

La lettera di Ulisse Cattaneo è datata «Napoli, 5 giugno 1940» ed è scritta su carta intestata del «Secondo gruppo sommergibili». Ulisse era in partenza per la prima missione di guerra a bordo del sommergibile «Andrea Provana», comandato da Ugo Botti,capitano di Corvetta, che pure abitava a Bergamo. Il giovane marinaio fuochista Ulisse Cattaneo e il capitano Ugo Botti non tornarono da quella missione: il sommergibile Andrea Provana venne affondato il 17 giugno del 1940 in una delle prime missioni militari della Marina. Il nipote di Ulisse Cattaneo, Ulisse Mascheretti, oggi è un pensionato, abita a Padergnone di Zanica. Si è appassionato alla vicenda dello zio e insieme a Lorenzo Mascheretti ha realizzato un fascicolo dove si ripercorre la vicenda del Provana. Ha scritto nell’introduzione: «Io porto il nome del marinaio mio zio Ulisse Cattaneo, a ricordo di lui che era affondato in mare con il suo sommèrgibile... quasi un dovere mi pesava sul cuore di cercare e di sapere di quelle tante giovani persone che giacevano in fondo al loro muto destino».
Ai primi di giugno, al Provana venne ordinato di navigare verso il Nord Africa. Alle quattro del pomeriggio del 17 giugno, a circa ottanta miglia da Orano, il sommergibile, lungo settanta metri e con cinquantasette uomini di equipaggio, avvistò un convoglio francese, cinque navi da trasporto scortate da due torpediniere. Da un paio di chilometri di distanza il Provana lanciò due siluri che mancarono il bersaglio, ma la cui traiettoria rivelò la presenza del vascello italiano. Le due torpediniere individuarono il sommergibile e lo bersagliarono con cariche di profondità. Il comandante decise che l’unico modo di affrontare l’emergenza fosse l’emersione. Raccontò il comandante della nave francese: «Tutti gli uomini sul ponté urlano perché a ottocento metri un periscopio emerge diritto, poi si vedono uscire dall’acqua due cannoni... So che siamo capaci di speronare e si procede a venti nodi. A tutta velocità andiamo a speronare quel sottomarino... Ci si accartoccia,l’urto è metallicamente violento, uno dei periscopi si piega sul nostro ponte, a proravia, le nostre antenne si sfasciano sopra il ponte... I nostri danni sono tutti sul davanti. Senza avere avuto il tempo di dire una parola lascio a balzi la passerella superiore... Mi accorgo che sono stremato, con il buio che cade sento freddo e fame e mi ritiro nella mia cabina.., penso a quei marinai che sono colati a picco, da solo inginocchiato ai piedi della mia cuccetta io recito per loro il primo De Profundis».


A bordo dell’Andrea Provana (dal nome di un valoroso animiraglio al servizio dei Savoia nel XVI secolo) si trovava anche un secondo marinaio della nostra città. Dice il presidente dei marinai bergamaschi, Nino Magenta: «Si salvò perché si era infortunato. Ugo Botti aveva con sé un cagnolino e dovendo partire per l’operazione di guerra doveva rispedirlo a Bergamo. Affidò la “missione” a questo marinaio che in tale modo si salvò. Non conosciamo il nome di questa persona, ci piacerebbe saperlo per completare que­sta pagina di storia».


FONTI :Eco di Bergamo del 14/01/2011

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