Siluramento del Regio Somm.IRIDE

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Duval13
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Siluramento del Regio Somm.IRIDE

Messaggioda Duval13 » 24/09/2015, 12:16

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classe 600 - serie Perla


IL SILURAMENTO DELL'IRIDE NEL RACCONTO DEL SUO COMANDANTE.

Nel rapporto compilato dal tenente di vascello Brunetti, comandante dell'Iride, la fulminea azione degli aerosiluranti inglesi nel Golfo di Bomba contro le navi italiane alla fonda e contro il sommergibile venne riferita come segue:
« II giorno 22 agosto, alle ore 11.20 circa, dopo aver eseguito il trasbordo dalla torpediniera al sommergibile dei 4 apparecchi semoventi e di 5 casse contenenti vestiti da sommozzatori, autorespiratori speciali e materiale vario, in seguito all'ordine ricevuto dal comandante Giorgini, metto in moto il motore termico di dritta e dirigo per uscire dall'ancoraggio di Maracheb per eseguire una immersione di 2 ore a trenta metri di profondità per la prova degli apparecchi.
A questo scopo avevano pure preso imbarco sulla unità il tenente di vascello Gino Birindelli, i sergenti palombari Lazzaroni e Pedretti e l'operaio Biradelii. Prima di eseguire l'immersione a 30 m. gli apparecchi dovevano essere sistemati nella loro esatta posizione sulle selle e rizzati. Occorreva quindi portarsi col sommergibile in affioramento con la coperta circa 1 metro sott'acqua onde poter spostare gli apparecchi sollevati dalla loro stessa spinta. Occorreva anche calma di mare perché gli apparecchi non si urtassero tra di loro e non riportassero danni.
Giunto quindi su un fondale sufficiente (m. 14) e ancora a ridosso della costa (punto approssimato mg. 1,5 per 85° da Ras Megara), fermo il termico e mi porto in affioramento allagando parzialmente anche il doppio fondo 1 (la cassa emersione era adibita a carico di nafta) per mettere la coperta sott'acqua.
Per ragioni precauzionali avevo tenuto montate le mitragliere con caricatore a posto, gli armamenti e due cassette di caricatori in torretta, il nostromo presso il portello della torretta, l'ufficiale di rotta in plancia col tenente di vascello Birindelli ed il sottoscritto per l'esplorazione del cielo. Verso le ore 12,00, quando già i due apparecchi .di prora erano stati sistemati e rizzati, viene avvistata a circa 10° di prora a dritta alla distanza di circa 3.500 m. una formazione di 3 aerei, rotta ponente, quota bassissima (30-40 metri).

Intuendo trattarsi di aerei nemici e ritenuto inutile immergermi data la poca profondità, ho dato immediatamente i seguenti ordini:
« Armamento del cannone e delle mitragliere a posto ».
« Pari avanti tutta e quindi massima forza » (motori elettrici perché i termini erano sgranati).
« Chiudi gli sfoghi d'aria per tutto » (ad eccezione degli estremi davanti ed addietro).
« Chiudere le porte stagne ».
Nel frattempo la formazione nemica, (1) giunta all'altezza della prora, aveva accostato di 90° a sinistra puntando decisamente sul sommergibile. A circa 1.500 metri due aerei siluranti si sono spostati sulla sinistra dell'unità, uno sulla dritta. Mi sono messo personalmente al timone verticale ed ho accostato a sinistra mettendo la prua sull'aereo centrale ed ho fatto aprire il fuoco con le mitragliere di dritta e di sinistra sugli aerei provenienti da quella direzione. Con questa manovra speravo di impedire il lancio all'aereo centrale per la posizione stessa nella quale costantemente lo tenevo; a quelli laterali cercando di allontanarli o colpirli col fuoco delle mitragliere. Contemporaneamente sorvegliavo attentamente tutti e tre gli aerei per vedere quale di essi avrebbe effettuato il lancio per tentare di evitare il siluro con la manovra.
L'aereo centrale ha tentato una sola volta di accostare per allargare il Beta; giunto a 200 metri circa ha lanciato il siluro trovandosi a circa 10 m. di quota ed a 3 a 4 gradi di prora a sinistra del sommergibile. Gli altri due aerei sono sfilati di controbordo ad una distanza di circa 400 metri, quota 10 metri circa, mitragliando il sommergibile all'altezza della coperta. Appena avvenuto il lancio del siluro, da me esattamente veduto, ho tentato di accostare sulla sinistra per evitarne l'urto; ma data la brevissima distanza di lancio e la scarsa manovrabilità del sommergibile, il tentativo di manovra è risultato vano ed il siluro ha colpito la unità esattamente di prora su di un Beta di 0°. La scia del siluro è stata sempre rettilinea, cioè il siluro non era angolato. Dallo istante del lancio a quello dello scoppio, sono trascorsi circa 10
secondi. Data la rapidità dell'azione, il cannone del sommergibile non ha avuto il tempo di aprire il fuoco.
Dopo lo scoppio violentissimo, mi sono trovato in mare, completamente coperto di nafta. Il sommergibile era affondato immediatamente fortemente appruato. Non rimaneva fuori acqua che qualche metro dell'estrema poppa; si distinguevano i cappelli dei tubi di lancio ed una parte del timone verticale. Dopo circa 5 minuti anche la poppa è scomparsa sott'acqua.
Il tenente di vascello Birindelli ed il sottoscritto hanno chiesto ai naufraghi che si trovavano in mare (12 persone) se avessero bisogno di aiuto ed hanno loro raccomandato di mantenersi calmi in attesa dell'arrivo dei soccorsi.
Poco dopo, infatti, sopraggiungeva la torpediniera Calipso che ha preso a bordo il personale superstite e precisamente: tenente di vascello Birindelli, sergenti palombari Pedretti e Lazzaroni e l'operaio Biradelli della spedizione; tenente di vascello Brunetti, sottotenente di vascello Ubaldelli, sergente nocchiere Giribaldi, sottocapo silurista Medici, sottocapo cannoniere Epi-fani, silurista Bottazzo, cannoniere Cozzolini e sottocapo furiere Verzelletti del sommergibile.
Del personale del sommergibile che si trovava in plancia ed in coperta al momento dello scoppio, mancavano due persone: il 2° capo R. T. Michele Antinoro e il cannoniere Torracca (facenti parte dell'armamento del pezzo). Sono stati visti affiorare per pochi istanti alla superficie del mare e quindi affondare subito certamente colpiti dal fuoco delle mitragliere degli aerei. (...) ».


IL SILURAMENTO DELL'IRIDE E DELLA MONTE GARGANO E LE OPERAZIONI DI SALVATAGGIO DEI SUPERSTITI DEL SOMMERGIBILE AFFONDATO NEL RAPPORTO DEL COMANDANTE GlORGINI.

Le fasi successive dell'attacco aerosilurante che determinò l'affondamento del sommergibile Iride e della motonave Monte Gargano e le operazioni di soccorso ai superstiti del sommergibile rimasti racchiusi nel battello vennero il 27 agosto sintetizzate dal comandante Giorgini in un rapporto cronologico della missione « G. A. » esauriente quanto conciso. Riteniamo opportuno riportarlo 'in parte per una maggiore comprensione di quello sfortunato primo tentativo compiuto dai mezzi d'assalto e delle veramente drammatiche fasi che accompagnarono e seguirono l'aerosiluramento delle due unità italiane,22 agosto 1940 , ore 16.56 circa - Allarme aereo - Una pattuglia di tre aerosiluranti attacca il sommergibile. Il Calipso col cannone di prora inizia il fuoco. Il sommergibile pare che accosti leggermente a sinistra per mettere la prora sugli aerei e inizia il fuoco con le mitragliere.

Ore 12.00 - II sommergibile è colpito da siluro; per brevi istanti se ne vede emergere la poppa. L'aereo che ha lanciato si allontana. L'aereo di sinistra della pattuglia accosta dirigendo verso il Monte Gargano su un Beta di 20° circa.
Quello di sinistra fa un largo giro per attaccare il Calipso sulla sinistra. Il Monte Gargano inizia il fuoco col cannone di prora ed il Calipso mette in azione anche le mitragliere, sparando con quella di prora a sinistra contro l'aereo di prora e con le mitragliere del centro contro quello di sinistra. Non può utilizzare le mitragliere di prora a dritta perché impedito dal Monte Gargano. L'aereo che attacca quest'ultimo risulta centrato dalla mitragliera di prora a sinistra del Calipso. Lancia a circa 1.000 metri di distanza su un Beta compreso fra i 10 e i 20°, quindi accosta a sinistra per allontanarsi. Pare colpito ed ostacolato nella manovra. Il campo di Ain el Gazala ha in seguito segnalato di averlo visto cadere in fiamme. La mitragliera di prora a sinistra del Calipso concentra il fuoco sull'aereo di sinistra che pure risulta sicuramente centrato. L'aereo lancia da circa 1.300 metri con impatto 80° circa e si. allontana. Dalla veranda esterna del Monte Gargano seguo distintamente la scia del primo siluro: ha un impatto piccolissimo tanto che in un primo tempo credo che non colpisca. Grido al personale della motonave di ripararsi sul lato sinistro.
Ore 12.03 circa - II siluro colpisce il Gargano immediatamente a proravia della plancia (2).
Ore 12.06 - Mi imbarco sulla torpediniera e dirigo a tutta forza sul punto dove è affondato il sommergibile. Il siluro lanciato dall'aereo di sinistra, di cui si vede chiaramente la scia, non compie tutto il percorso perché probabilmente colpito da colpi di mitragliera prima dello sgancio, e affonda a circa 400 metri dal bersaglio.
Ore 12.16 - Giungo sul punto dove è affondato il sommergibile e inizio il ricupero dei naufraghi.
Ore 12.18 - Allarme aereo - Sospendo il ricupero e faccio mettere in moto aprendo il fuoco contro un aereo che dirige contro di noi da bassa quota, proveniente dal mare, distante circa 5.000 metri. L'aereo accosta in fuori e si allontana. Torno sul sommergibile e ricupero gli ultimi superstiti (complessivamente dodici fra cui il comandante). Lancio un segnale sul sommergibile e rientro a Maracheb.
Ore 13.20 - Alla fonda a Maracheb in prossimità del Monte Gargano che risulta appoggiato sul fondo alquanto sbandato a sinistra. Attracca al nostro bordo un peschereccio con l'ammiraglio Brivonesi. Sbarco il personale recuperato che risulta ferito.

Non avendo sul posto alcun mezzo di respirazione subacquea (i nostri essendo stati già trasbordati sull'Iride), autorizzato dallo ammiraglio:
1° - invio la torpediniera a Tobruch per rifornirsi lasciando a bordo il tenente di vascello Franzini per coadiuvare il comandante essendo deceduto l'ufficiale di 2* di bordo sottotenente di vascello La Rosa durante il siluramento del Gargano;
2° - mando un peschereccio con lance a rimorchio sul sommergibile con ordine di stabilire collegamenti sicuri e prestare soccorso a personale che eventualmente riuscisse a fuoriuscire dal sommergibile stesso. Con tale mezzo invio il tenente di vascello Brunetti, i capitani del g. n. Tesei e Toschi, il sottotenente di vascello De la Penne ed il palombaro Lazzari.
3° - Con automezzo invio il tenente di vascello Birindelli col palombaro Paccagnini a Tobruch per richiedere e portare materiale da palombaro e da sommozzatore.
Ore 14.30.
Portatisi sopra il sommergibile, a varie riprese gli ufficiali si sono tuffati, privi di maschere, stabilendo un primo collegamento con la prora del sommergibile a circa 14 metri di profondità, quindi un secondo con cavo di acciaio con la torretta sul gavitello del grippiale lasciato quale segnale dalla torpediniera (metri 6). Nel collegare la prua sono stati battuti colpi alla estremità prodiera della camera di lancio senza però ottenere risposta. Viene recuperata la bandiera del sommergibile. Da queste prime ricognizioni si constata:
1) - Una continua e forte fuoriuscita d'aria in corrispondenza del portello di prora;
2) - Fuoriuscita d'aria dal portello della torretta riscontrato aperto;
3) - Sommergibile fortemente sbandato a sinistra;
4) - Leggera fuoruscita d'aria da poppa estrema.
Da Tobruch l'ammiraglio Vietina invia una prima macchina col comandante Siviere (capo gruppo dei sommergibili di Tobruch) con 10 autorespiratori regolamentari da sommergibile, una bombola di ossigeno, una cassetta attrezzi autorespiratori; trattiene ed invia successivamente il tenente di vascello Birindelli con materiale da palombaro normale, manicheite per prese d'aria e soccorso, tastiere per manovre aria con motocompressore. Invia inoltre il palombaro borghese Gobbi di Marina Tobruch ed il sergente palombaro Morbelli.
All'arrivo del primo materiale mi imbarco sul motopeschereccio Nuova Eleonora (Molfetta) e mi porto sul sommergibile, dove giungo alle 17,50.
Ore 18 00 si iniziano le operazioni di ricognizione. Gli operatori si immergono sempre a corpo nudo con autorespiratori. (...) ».

LA RELAZIONE DEL CAPITANO DEL G. N. TOSCHI SULL'OPERA DI SOCCORSO AI SUPERSTITI Dell'Irìde.

A partire dalle ore 18 del 22 agosto ha inizio una drammatica lotta per trarre in salvo almeno una parte dell'equipaggio ancora racchiuso nello scafo dell'Iride. I dieci sommozzatori italiani partiti per violare il porto di Alessandria e affondare le navi da battaglia inglesi si trovarono, invece, a causa della sorte avversa, impegnati fino allo spasimo per salvare i superstiti del sommergibile affondato. A varie riprese si tuffarono Toschi, De la Penne, Birindelli, Lazzari, Paccagnini, Franzini, Gobbi.
Alla fine della guerra, in una relazione compilata sulla sfortunata missione « G. A. 1 », il capitano del g. n. Elios Toschi ricostruì gli avvenimenti nel modo seguente:
«(...) Appena giunti i respiratori da Tobruch iniziammo le immersioni sullo scafo allo scopo di vedere se vi erano superstiti e se era possibile recuperare il materiale spedizionario. L'Iride giaceva su un fondale fra i 18 e i 20 metri quasi completamente appoggiato su un fianco; appariva spezzato in due all'altezza del cannone e il portello centrale era aperto. La bandiera, al suo posto, fluttuava lentamente nel mare. Raggiunto lo scafo, battemmo con ferri sulle lamiere dei vari compartimenti per accertare se all'interno vi fossero ancora uomini vivi Sempre silenzio: raggiunto però il locale lancio A. D. sentimmo battere chiaramente dei colpi. Poco dopo, con nostro stupore, percepimmo distintamente alcune voci discutere, potendo comprendere perfettamente ogni parola. Erano i naufraghi che parlavano fra loro. Tentammo subito di parlare con i superstiti togliendoci il boccaglio di gomma onde poter parlare lasciandolo libero entro la maschera. Le risposte alle nostre domande , giungevano chiare e precise. Potemmo così facilmente comunicare con i naufraghi durante tutto il salvataggio. La situazione dei nove uomini (fra cui due sottufficiali) all'interno, era tutt'al-tro che rosea. Già quasi circondati dalle tenebre, potendo disporre solo delle deboli luci di sicurezza con l'acqua all'interno fin sopra il pagliolo e l'aria molto viziata, avevano la via di uscita sbarrata dal portello, bloccato perché deformato dall'esplo-sione. Raccomandata la calma agli uomini, tutta la nostra attenzione si concentrava sul portello nell'intento di 'smontarlo il più sollecitamente possibile. La tenace lotta subacquea contro il portello durava tutta la notte e il mattino seguente. Frattanto un palombaro con scafandro normale giunto da Tobruch (il palombaro Gobbi di Marina Tobruch) dava man forte. Con la sua pompa potevamo anche rifornire i naufraghi d'aria, dopo aver fissato le manichette allo scafo. La pressione dell'aria veniva via via aumentata onde evitare sempre maggiori entrate d'acqua nel locale. Durante la notte i due sottufficiali, contro •'il nostro avviso, perduto il controllo di se stessi, tentavano l'uscita e morivano nell'interno della garitta. Verso le dieci del mattino successivo, il portello era già liberato da tutte le strutture meccaniche che lo collegavano allo scafo."Poco dopo, collegandolo con un cavo di acciaio al motopeschereccio, veniva finalmente strappato dal suo seggio. Davamo quindi istruzioni ai naufraghi sulla manovra da eseguire e sulle precauzioni da prendere per l'allagamento diretto del locale poiché, data la posizione fortemente inclinata del sommergibile e l'asportazione del portello, non era possibile eseguire altra manovra. I superstiti, dopo qualche comprensibile esitazione, aprivano infine la porta di comunicazione fra il locale e la garitta. Una grossa bolla d'aria saliva alla superficie; poi, si ristabiliva l'equilibrio nell'interno dello scafo. Nei pochi momenti che seguirono, i naufraghi, tuffandosi nell'interno passarono attraverso la porta stagna per salire rapidamente alla superficie. Dei sette superstiti (esclusi i due sottufficiali morti nella garitta) due decedevano successivamente in seguito ad emorragie interne ed a fenomeni di embolia. Continuando il lavoro di salvataggio, ricuperammo gli apparecchi e le mitragliere. Prima di abbandonare definitivamente lo scafo sommerso, potemmo riprendere anche le bandiere ».


TRAGICO CONSUNTIVO.

Dopo una notte di riposo a Berna, la mattina del 24 ag> sto furono riprese le operazioni per ricuperare gli apparecchi Ostacolate dallo stato del mare, esse vennero tuttavia condotte a termine: i quattro S. L. C. furono rimorchiati a terra e successivamente imbarcati sul Calipso che era stato fatto tornare da Bengasi. La torpediniera si rimetteva in mare lo stesso giorno per rientrare in Italia.
Si concludeva, in tal modo, la operazione « G. A. 1 ». Conclusione tragica, indubbiamente, poiché essa era costata la per dita dell'Iride, l'affondamento del Monte Garga.no e la scomparsa dello stato maggiore e di gran parte dell'equipaggio del so— mergibile.
La scelta del Golfo di Bomba come base di partenza contr: Alessandria si era dimostrata infelice. Il comandante in mare della missione, Giorgini, aveva giustamente richiamato l'attenzione sulla inopportunità di quella scelta consigliando di designare una delle isole del Dodecanneso come trampolino di lanci; contro la base navale nemica. Il Golfo di Bomba era infatr. esposto ai frequenti raids compiuti dall'aviazione nemica e !: scoperta delle navi concentrate nella rada, solitamente deserta e le possibili conseguenti offese, esponevano la spedizione a rischi eccessivi.

C.te Duval

Fonte:Archivio Storico della MM.

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