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Conoscere la Storia serve a ricordare.. ~ " Nel Forum e nel Sito Troverete tutti i 181 Regi Sommergibili" ~ ...Schede - Immagini e Articoli in Sez. Regi Sommergibili I-II Guerra Mondiale

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> La Marina da Guerra Borbonica
CV.Etna
Inviato il: May 5 2008, 04:25 PM
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La Marina Napoletana

Nel 1866,l'Italia,a soli cinque anni dalla proclamazione dell'unita' nazionale, e dopo l'amara e rovinosa sconfitta di Custoza ad opera delle truppe Austriache, prese una seconda ed ancor piu' grave batosta in quel di LISSA. Al di la' della perdita d'uomini e navi,gia' di per se' grave,nelle acque dello Adriatico affondo' anche l'orgoglio della giovane nazione italiana e della sua Marina da guerra ancora priva di amalgama e di capi dal carisma vincente. L'Italia era ancora tesa con tutte le forze (poche...) a definire i propri confini nazionali ed ancor di piu' cercava affannosamente di conquistarsi un ruolo ed una posizione consona alle proprie tradizioni,nel consesso delle nazioni di rango.In piu' cominciavano a profilarsi quelle spinte e quelle ambizioni colonialistiche gia' consolidatesi in altre nazioni.Nel cuore dei piu' il Mediterraneo era ancora il lago romano,il mare nostrum che da troppo tempo ci era stato espropriato.Ma non c'era nessun Duilio o Agrippa a rivendicarne il possesso.Su Lissa si sono scritte gia' troppe pagine,alcune autorevoli, altre meno ed altre ancora solo di parte;non vi e' nulla da svelare oggi,analogamente al giorno successivo dello scontro.Personalmente non potrei non essere che concorde con coloro che ravvisano le principali colpe nelle sfere politiche: erano tutti perfettamente al corrente delle condizioni della marina da guerra. Mancata amalgama degli equipaggi,invidie e gelosie fra Ufficiali,anche di rango superiore,disciplina appena accennata,faciloneria e pressappochismo politico che hanno avuto nefanda influenza sugli organici del personale navigante e non.Prima della riunificazione della nazione,Cavour aveva dato ampio e consapevole mandato all'Amm.Carlo Pellion di Persano,comandante in capo della Marina Sarda, di adoperarsi con ogni mezzo (anche corruttivo) onde favorire il pronunciamento della marina napoletana e piu' ampiamente dell'intera marina borbonica. Il passaggio incruento sotto la bandiera del Piemonte era oltremodo importante: ricordiamo giustamente che la marina napoletana era fortissima,ben addestrata e ben armata ma di principi tutt'altro che saldi,grazie anche e sempre alla politica della Real casa.Inoltre c'erano in linea molte navi,di cui solo poche inadeguate e vetuste,il rimanente faceva gola al Piemonte.Per giusta cronaca storica ed esattezza,al Piemonte faceva gola qualsiasi cosa rimpolpasse le esauste reali casse ,incluso i depositi del Banco di Napoli all'epoca i piu' consistenti d'Europa,e che presero la via del Nord.Ma la sola corruzione non poteva bastare ed infatti furono fatte promesse su promesse anche in merito ad avanzamenti di carriera,che in seguito vennero rivendicati e arduo da tener fede. Come se tutto cio' non potesse bastare,si aggiunse l'atavica disorganizzazione e le carenze in parte tecnologiche ed in parte per vetusta' dei mezzi. Molte furone le vittime degli scoppi dei cannoni causati dal cattivo funzionamento degli inneschi delle cariche.Difficolta' di approvvigionamenti,navi sempre nei porti e quindi senza esercitazioni.Equipaggi che si guardavano troppo spesso in cagnesco e con diffidenza,e fu' cosi' che trovarono pratica attuazione gli odii e le avversioni verso tutto cio' che faceva parte del Sud. Questa era la situazione quando furono avvistate le unita' dell'Amm.Tegethoff che venivano in giu' a tutta birra.Rimane comunque da ribadire che se maggiori furono le responsabilita' politiche,non furono affatto esenti da colpe i comandanti in mare della flotta da guerra.Una cosa potrebbe apparire singolare e cioe' la straordinaria ripetizione di taluni eventi anche a distanza di secoli,ma il Machiavelli ,con fervore e convinzione,potrebbe una volta in piu' ribadire il suo concetto di STORIA. Ma l'argomento che mi ero proposto di trattare e' ben altro,ovvero la tratta zione di una parte di quella marina da guerra,che fu' la piu' grande e potente d'Italia,la prima a dotarsi del vapore come sistema propulsivo,terza in tutta l'Europa di allora per consistenza e tecnologia : la marina da guerra napoletana, ingloriosamente finita anche per l'inconsistenza e la disonesta' politica dei nuovi padroni.La storia della marina reale da guerra napoletana nasce con la Real Casa di Borbone (ramo napoletano) e ne segue passo dopo passo le sorti, sia nel bene sia nella decadenza;se si dovesse fissare una data a titolo di riferimento questa non potrebbe essere che il 3 Giugno 1735,allorquando Carlo,per grazia di Dio Sovrano di Napoli e di Sicilia,di Gerusalemme,Duca di Parma,Piacenza e Castro,Principe erediatrio di Toscana,Gran Bali' di Malta ed infante di Spagna,venne unto e incoronato nel duomo di Palermo. Consegnato quindi alla storia ed al suo reame come Carlo III di Borbone,questi parti' alla volta di Napoli,capitale del regno,da dove governo' fino al 7 Ottobre 1759.La dinastia borbonica non ha mai goduto di eccessive simpatie in linea generale,salvo agli inizi,quando era ancora una monarchia illuminata e la cura del popolo era piu' che semplice propaganda.Fatto sta' che una parte del popolo rimase fedele fino alla fine ,anche quando l'ultimo Re di Napoli si asserraglio' in Gaeta donde rifuggi' esule. Le forze navali di Napoli erano ancor meno che inconsistenti all'avvento di Carlo III : tre misere galere.Ed era tutto cio' che era riuscito a sopravvivere a lunghi secoli di Vice Reami Austriaco e Spagnolo.Eppure durante il periodo Spagnolo,v'era una squadra navale composta da non meno di 17 galere ed altri numerosi legni minori.Con Carlo si ebbe un grosso impulso nel campo delle costruzioni navali,in cui intervenne anche l'opera mediatrice del Ministro B.Tanucci,consigliere del Re e fra i migliori politici dell'epoca. Fu' ammodernato l'Arsenale di Napoli,ampliato il cantiere di Castellammare di Stabia ed entrambi affrancarono il regno dalla schiavitu' di dover acquistare navi all'estero.D'improvviso,quella che appariva una velleita',divenne una necessita' impellente e drammaticamente urgente : mentre Carlo III era dedito ad una battuta di caccia nei pressi di Procida,si ebbe notizia della incursione nelle acque del golfo di Napoli di alcuni legni pirati barbareschi.Costoro erano una autentica piaga all'epoca fino a dominare in modo pressocche' incontrastato l'ex mare nostrum.A seguito di questo episodio Carlo III accellero' i tempi e mentre i cantieri brulicavano di attivita',vennero acquistate tre nuove galee ancora in costruzione a Civitavecchia;le stesse vennero poi completate a Napoli, affiancando una quarta unita' in avanzato stato di cotruzione nella Darsena partenopea.Proprio questa unita' era destinata a diventare poi la Capitana. Con questi primi quattro legni ebbe inizio sia la storia della marina napoletana sia la lotta alla pirateria barbaresca,che tempi addietro aveva visto severamente impegnati i legni delle quattro repubbliche marinare. A questo punto,si rende necessario chiarire il perche' fin'ora abbia parlato di marina napoletana e non borbonica; la Reale Marina Borbonica,in realta' era composta sia da quella napoletana,sia da quella siciliana,ma la storia di quest'ultima e' solo un fatto successivo e risale in effetti all'epoca fra la prima e la seconda restaurazione borbonica che vedremo piu' avanti. Dunque,primo e piu' immediato compito operativo della piccola squadra,fu' quello di cominciare a contrastare il predominio barbaresco sui mari nostrani. Da questa iniziale serie di operazioni,dapprima limitate,poi sempre piu' estese alle piu' lontane coste del regno,emerse una delle figure piu' leggendarie di quella marineria : Capitan Peppe al secolo don Giuseppe Rodriguez,di chiara origine spagnola,e notoriamente terrore dei pirati.A costui va' altresi' il merito del primo esperimento di armi balistiche su legni mercantili : un altro primato della marina napoletana.Intanto le costruzioni navali progredivano, soprattutto nel numero dei legni minori,che daltronde erano quelli piu' efficaci e rapidi nella lotta alla pirateria barbaresca. Due galere,la S.Antonio e la S.Gennaro il Vigilante furono distaccate in pattugliamento a sud della Sicilia,mentre la Capitana e la Padrona controllavano le coste da Napoli fino a Piombino.Un'altra quadra formata da una galeotta e da un felucone al comando di don Antonio de Zelaya,spagnolo,incrociava le acque da Messina a Capri.Altre unita' in breve si aggiunsero alla squadra : le galeotte S.Rosalia - S.Francesco e SS.Concezione,nonche' i feluconi (legni di derivazione arabo/barbaresca) : S.Giuseppe e S.Giovanni Nepomuceno.Una parte di questa novella forza venne dislocata in Adriatico e Ionio,ove la presenza barbaresca non era da meno.Come si e' visto,la maggior parte dei comandanti proveniva da quadri militari stranieri,stessa cosa dicasi per l'esercito e Re Carlo fu' sensibile a questo problema,anche perche' gli ordini venivano dati in lingua spagnola. Si fece quindi promotore e fondatore di scuole ad indirizzo marinaro,per tirare su nuove leve per il mare,ben addestrate e con capacita' a tutta prova. Verso la meta' del 700,i quadri ufficiali della marina,per cosi dire regnicola, annoverava uomini come De Cosa,Mirabelli,Grimaldi,Cito,Perrone,Pignatelli,Capece, De Stefano,Staiti,i genovesi Orazio Doria,Gaetano Ferillo-Doria,Stefano Doria, il conte G.Tarasconi ed il marchese Federico Soragna,entrambi questi ultimi di origine parmense.Alle 12.00 del 18 Gennaio 1752 (e non 17 come erroneamente riportato da alcuni) intanto veniva al mondo,in una casa nobiliare nel borgo di Mergellina,Francesco-Maria-Giovanni Battista-Raffaele-Antonio,duca di Caracciolo del ramo Caracciolo-Rossi,destinato a diventare una delle piu' fulgide ed eroiche figure dell'intera marina napoletana,secondo a nessuno se non forse a Nelson,ma solo perche' questi ebbe a combattere piu' battaglie di Caracciolo. Soltanto dieci anni prima,una cospicua squadra navale inglese s'era presentata nel golfo di Napoli quale deterrente qualora la Real casa avesse sconsideratamente deciso di intervenire nella guerra fra la Spagna e l'Austria di cui gli inglesi erano alleati.La deterrenza navale in quelle acque ebbe successo e l'orgoglio regio ne usci' alquanto ferito e malconcio.Ma non tutti i mali vengono per nuocere,si dice;questo episodio,infatti,diede una sferzata al potenziamento della flotta da guerra,da molti osteggiata a causa dei costi e perche' ritenuta sproporzionata e inadeguata alle reali necessita' del regno.Se da un lato la marina traeva benefici da questa politica,la forza lavoro cittadina ancor di piu',essendo sempre presa da problemi di occupazione fin da allora. Ciononostante,re Carlo non trascurava di condurre iniziative anche politiche volte a raggiungere accordi di compromesso con i pirati.Fu' di quegli anni un accordo siglato con il sultano della Sublime Porta (Costantinopoli) per ridurre nei porti i legni pirati;ma le reggenze africane di Tunisi,Tripoli etc...ad onta di tutto non si curarono del patto,continuando le loro scorrerie e saccheggiando navi,coste e citta'. Volendo,anche in questo caso,stabilire una data d'inizio alla lotta contro la pirateria,questa risale al 23 Giugno 1739,giorno del primo scontro con un legno corsaro al largo di Capo Palinuro.Non sempre le navi napoletane riuscivano ad avere la meglio,ma la maggior parte delle volte si': i commerci ebbero una sensibilissima ripresa e le citta' costiere ripresero a crescere e ad arricchirsi.Per inciso anche le scarselle degli equipaggi accrebbero il loro peso grazie alle catture dei legni corsari,tutt'altro che infrequenti. Incalcolabili benefici ne vennero anche alla corona,protagonista e sostenitrice della politica di protezione anti barbaresca,che vide quindi salire in modo veritiginoso il proprio indice di gradimento popolare. A questi si aggiunse il disinteressato ed affettuoso plauso del soglio di Pietro, nella persona del Sommo Pontefice,che fra le altre cose vedeva ritornare agli ovili le tante pecorelle catturate e aggiogate all'Islam dai pirati. A tal proposito va' giusto menzionata la singolare ascesa di alcuni bravi cristiani al Gotha Barbaresco : alcuni fra i migliori comandanti di legni pirati erano italiani e cristiani.Intanto Capitan Peppe nell'Aprile del 1752 al largo delle coste ioniche si rese protagonista di una splendida vittoria e perfino della cattura del Gran Leone del bey d'Algeri e del Rais in persona.Fino al 1759,anno in cui Carlo III lascio' il Regno napoletano per cingere la corona di Spagna,fu' un susseguirsi di successi contro i pirati,che impararono a temere la bandiera con il giglio d'oro del borbone.Il suo posto fu' preso dal figlio terzogenito Ferdinando IV,successivamente ribattezzatosi Ferdinando I. Il popolo pero' lo battezzo' Re Nasone. Trascorso velocemente il periodo di reggenza,che vide fra l'altro scarsa attivita' della squadra navale e la ripresa delle scorrerie piratesche,il nuovo Re dimostro' profondo interesse per cose di mare e la squadra navale ne beneficio' in misura notevole.Dal punto di vista politico,uno dei migliori colpi messo a segno da Re Nasone,fu' quello di accaparrarsi John Francis Edward ACTON,quale Ministro e Consigliere del Re;sono stati in molti,anche fra gli storici, a vedere in quest'uomo,nato in Francia ma Irlandese purosangue,la longa manus della monarchia inglese.Egli fu' il vero artefice della completa e radicale riorganizzazione della regia marina da guerra napoletana,nonche' del restauro dei porti di Baia,Messina e Brindisi da tempo senza cure.Se sotto certi aspetti Ferdinando IV,fu' un pessimo sovrano,gli va' riconosciuto almeno il merito di circondarsi di collaboratori di primo ordine.Egli si estraneava sempre piu' dalle cose di governo,dedito alla caccia,alle donne ed in genere alle piacevolezze della vita;la sua consorte,Maria Carolina,della dinastia d'Asburgo e sorella della decollata Maria Antonietta,interveniva incisivamente nelle faccende di governo avendone fra l'altro pienamente diritto per le clausole del contratto di matrimonio che prevedevano tali attribuzioni.Fu' nel 1784,che una flotta combinata di legni napoletani,spagnoli,portoghesi e maltesi,si riuni' per organizzare un'incursione nella rada di Algeri : occorreva dare un energico scrollone al Bey,che si comportava da autentico birbaccione.La spedizione si articolo' su otto attacchi,che pero' conseguirono scarsi risultati;lo scopo manifesto era quello di attirare fuori del porto i legni pirati,questi fecero una sola sortita presto rientrata.Al bilancio della spedizione fu' quindi ascritto solo un notevole sbrecciamento delle mura e una parziale distruzione delle piazzole d'artiglieria.Per quanto la parziale riuscita dell'incursione fu' di comune e reciproca soddisfazione,la Spagna non volle rinoscere particolari meriti alla real casa napoletana,che pur partecipe e promotrice dell'intervento armato,subi' impotente l'esclusione dal tavolo delle trattative. Restava comunque la grossa soddisfazione che il Regno di Napoli era rispettato e temuto ovunque arrivassero le sue navi,e rimarra' suo il primato nella lotta alla pirateria.Durante questa azione si distinse il Nibbio di mare, colui che comandava ai venti,il giovane Caracciolo,gia' Capitano di Fregata Proprietario e comandante del S.Gennaro il Vigilante. L'ardito ed intrepido marinaio era gia' un idolo per i suoi uomini;solo alcuni anni dopo si rese protagonista di un altro fatto d'armi.Avvistati due legni pirati, si diede all'inseguimento e nulla lo fermo',neanche la chiara intenzione di entrare nelle acque di sovranita' francese nel golfo di Cavalaire.Egli le insegui' fin dentro quelle acque,fece quel che doveva fare e se ne ritorno' vittorioso in quel di Napoli.Ma la Francia non aveva mandato giu' l'affronto e l'incidente diplomatico reclamava la testa del colpevole.Giusto per salvare la faccia,il Re mando' il Caracciolo in quel di Gaeta.Ma l'esilio duro' ben poco;al suo rientro nei ranghi ricevette subito il comando del vascello di linea TANCREDI da 74 cannoni.La bravura,l'ardimento,la potenza della flotta da guerra e delle difese costiere nulla poterono nei confronti di una forte squadra francese, giunta nelle acque del golfo di Napoli,anni dopo,al comando dell'Ammiraglio LATOUCHE-TREVILLE a seguito di un altro incidente diplomatico. Ferdinando IV fu' costretto ad ingoiare amaro e a dare soddisfazione,e cio' gli diede la spinta finale verso quell'alleannza con l'Inghilterra per la quale gia' da tempo ed in molti nella corte auspicavano.All'Inghilterra non pareva vera una cosa del genere: la sua spasmodica ricerca di possibili basi operative per la sua flotta,sicure e fidate ,stava finalmente per essere coronata da successo.Fra i marinai della squadra napoletana,non v'era solo il Caracciolo, ma tutta una generazione di valenti e intrepidi giovani uomini di mare;alcuni anni prima di stringere alleanza con l'Inghilterra,due gruppi di giovani aspiranti ufficiali furono inviati all'estero in tirocinio,per cosi' dire,a farsi le ossa e per cogliere quello che occorreva ad una flotta per crescere e diventare forte era l'anno 1779.I gruppi furono due : quello al comando del Caracciolo inviato a bordo di vascelli inglesi e quello del conte Marescotti su legni francesi,non a caso le due maggiori potenze marinare dell'epoca.Quelli di loro consegnati alla storia furono Carlo Diaz,G.B.Mastelloni,Carlo De Stafani,don Alfonso Spadafora,Luigi de Granelais,Don Mario Ricciarelli,don Raffaello Doria,don G.B.del Corral,Matteo Correale e Giovanni Bausan (fra i piu' famosi),don Ignazio Tranfo,Melber,don Rodriguez,don Michele Marciano.Il gruppo di Carraciolo fece ritorno nel Settembre del 1781,portandosi dietro preziose esperienze,un curriculum ricco di encomi da parte inglese,la promozione sul campo a Tenente,a bordo del vascello di linea Marlborough dello stesso Caracciolo per l'intrepido comportamento al fuoco nel corso dell'attacco alle opere fortificate di Capo S.Vincenzo e soprattutto nuove idee su come doveva essere organizzata e addestrata una flotta efficiente e moderna. Il gruppo inglese,era rimasto colpito dalla rigida disciplina degli equipaggi, dall'organizzazione di bordo,dalla pulizia dei vascelli e dalla totale autorita' del comandante,al quale gli si riconosceva perfino diritto di vita e di morte nei confronti dei suo sottoposti.Il Caracciolo pero' aveva portato con se' una pessima immagine e considerazione degli ufficiali inglesi,che giudicava traco tanti oltre misura,indifferenti ad ogni benche' minimo sentimento di umanita', presuntuosi,spocchiosi,sprezzanti e altezzosi.Tutto sommato un quadro non proprio lusinghiero,che comunque nulla toglieva al coraggio in battaglia di questi ufficiali.Anni dopo,alcuni di loro,ebbero il battesimo del fuoco nell'incursione nella rada di Algeri a cui parteciparono i vascelli d linea S.GIOVANNI e S.GIOACCHINO , le fregate S.TERESA e S.DOROTEA i due sciabecchi S.GENNARO e DIFENSORE e i due brigantini LIPARI e VULCANO nonche' due polacche (tipo di nave dell'epoca). La regia marina napoletana partecipo' anche ai fatti di Tolone del 1795,a causa del mai sopito odio dei borbone verso i rivoluzionari francesi.Quattro anni prima,il Caracciolo,in missione a Malta,scriveva all'Acton in merito alla situazione dell'isola,affinche' il Re prendesse inziative in tal senso;daltronde l'isola di Malta era comunque patrimonio della real casa.Caracciolo era consapevole,nella sua straordinaria lucidita' e lungimiranza dell'importanza strategica di Malta, ma come al solito Nemo propheta in patria e fu' perduta l'unica grande occasione affinche' quest'isola rientrasse militarmente nell'orbita italiana. E' probabile che nel cuore dell'Ammiraglio napoletano,gia' da allora si affacciassero dubbi ed amare considerazioni sull'insipienza e la nullita' morale dei regnanti. A parziale discolpa dei borboni,va' detto che anche all'Inghilterra era sfuggita l'importanza di questo lembo di terra a sud della Sicilia.Essa se ne interesso' improvvisamente quando Napoleone prese l'isola di passaggio per l'Egitto. E resasi conto tutto d'un colpo dell'importanza di Malta,dovette organizzare su due piedi una spedizione militare non programmata ma improcastinabile. Ma ritorniamo ai fatti di Tolone.A quell'epoca il regno era gia' diventato irriconoscibile,non erano piu' i giorni di Carlo III,ed il regno non era piu' quello che era stato lasciato in eredita' al figli. La rivoluzione francese prima e le guerre della prima coalizione avevano fortemente squilibrato la politica estera della real casa ed anche quella interna ne risentiva profondamente.Durante i fatti di Parigi,la corte fu' colta dal panico ed ancor di piu' la regina Maria Carolina,che in quei ideali rivoluzionari vedeva pericoli di ben piu' ampia portata.Il panico divenne terrore allorquando sua sorella,Maria Antonietta,fu' decapitata dal tribunale rivoluzionario a furor di popolo.Il clima della corte di Napoli era sempre piu' pregno di timori e si prese a guardare con sospetto chiunque manifestasse segno di non allineamento o dissentimento con la politica della real casa. Gli interessi dei borboni erano sempre piu' subordinati ed asserviti a quelli delle potenze straniere,grazie alle lune della Regina e dell'Acton. L'illuminata politica borbonica era ormai lontana,ed il popolo verificava ogni giorno quale solco ormai si stesse allargando fra essi e i reali. Ne consegue che la partecipazione napoletana a Tolone fu' piu' una reazione incolsulta di maldestra politica estera che una reale necessita' strategica, anzi costituirono il prologo alla tragedia del 1799.I nuovi ideali rivoluzio nari,varcati tutti i confini,si riversarono in tutta l'Europa di allora come un fiume in piena e con lo stesso potere distruttivo di un tifone. A Tolone la prima incombenza era quella di mantenere il possesso della citta' e del porto,affinche' le truppe rivoluzionarie non ne prendessero possesso; per inciso la citta' era in mani inglesi da tempo.Furuno sbarcate anche truppe di rinforzo,ma alla fine la citta' dovette essere evacuata velocemente.Si formo' come sempre in questi casi,un flusso di profughi composto sia da militari sia da civili dissidenti e terrorizzati dalle possibili reazioni francesi.E fu' proprio il comandante in capo del parco d'artiglieria campale e d'assedio a dare il decisivo contributo alla caduta della piazzaforte : il giovane Napoleone Bonaparte.La squadra napoletana era al comando di don Bartolomeo Forteguerri, ed il Caracciolo era della partita al comando del vascello TANCREDI;gli altri legni erano i vascelli SANNITA e GUISCARDO da 74 cannoni,le fregate SIBILLA,MINERVA,SIRENA e ARETUSA da 40 cannoni e i brigantini VULCANO e SPARVIERO da 31 cannoni.Per don Francesco Duca di Caracciolo,erano stati momenti di profondi conflitti etici e morali,risolti alfine dalla rassegnata considerazione che in qualunque caso la squadra e la nazione sarebbero stati comunque asservite ad uno straniero,chiunque fosse costui. La flotta inglese era invece al comando dell'Amm.Hotham.Caracciolo,fedele a se' stesso,rimase indietro con le navi a lui affidate,coprendo la ritirata agli altri e salvando quanti riuscivano a raggiungerle,con barche d'ogni tipo e perfino a nuoto.In tempi successivi coopero' ancora con gli inglesi nel corso dello sbarco di questi in Corsica e quindi,sempre con il TANCREDI scortato dalle fregate PALLADE e MINERVA raggiunse il nucleo principale della squadra inglese all'ancora a Livorno;fra questi v'era anche il Nelson a bordo del vascello AGAMENNON.Il futuro Lord non nutriva punto alcuna fiducia e stima in quelle navi e in quegli equipaggi teste' giunti,e non manco' di esprimere apertamente le sue idee al Duca di Clarence,ospite del suo vascello. Egli,pero',ignorava che quelle erano le stesse navi che s'erano cosi' bene battute e condotte nell'evacuazione di Tolone,e che avevano ricevuto lodi ed encomi dai suoi stessi connazionali per il coraggio e la destrezza. La piccola squadra napoletana si aggrego' comunque all'alleato inglese facendo insieme vela grosso modo verso il ponente ligure,onde intercettare una squadra francese salpata dalle isole d'Hyeres.Giunte alfine in vista,entrambe le squadre trascorsero il 10 e l'11 Marzo a studiarsi a vicenda pronte a cogliere ogni refolo per risalire il vento e porsi sopravvento all'avversario,posizione di indubbio vantaggio tattico che dava dominio di ogni iniziativa e piena liberta' di manovra.Il 12 le squadre alleate risalgono il vento ed il 13 comparve a riva il segnale di caccia generale.Lo scontro duro' ben due giorni,articolandosi poi in scontri singoli fra nave e nave e gruppi di navi,aspri,cruenti,selvaggi ove erano in gioco non solo le navi,ma gli ideali in cui ognuna delle parti in lotta credeva.La battaglia si trascino' lungo un arco di costa compreso fra Capo Noli e Golfe Juan,in condizioni di tempo talvolta avverse. Le navi francesi si battevano bene,per quanto il fior fiore degli ufficiali francesi avesse calcato le tavole delle pubbliche ghigliottine;la maggior parte di esse erano state disalberate dalle possenti bordate anglo-napoletane,e gli stessi scafi avevano incassato centinaia di colpi.L'alba del 14 Marzo,con vento in bonaccia e onda lunga da Sud,colse i vascelli CA IRA e CENSEUR separati dal grosso e con seri problemi di manovra al largo di Capo Noli,a Sud Ovest di Savona.La mischia si riaccese ancora piu' furibonda e rabbiosa,tanto che i malconci legni francesi riuscirono a mettere in fuga gli inglesi BEDFORD e CAPTAIN con gravi danni al galleggiamento. Caracciolo comprese che l'onore e l'esito di quello scontro erano nelle sue abili mani di marinaio e fattosi sotto ai vascelli francesi,li ridusse alla resa sparando bordate su bordate,da un lato e dall'altro,precise e micidiali; i ponti di coperta e delle batterie sottostanti dei legni francesi erano coperti di cadaveri e di sangue;come sempre,le navi da guerra somigliavano piu' ad orribili mattatoi al termine di uno scontro. Il CA IRA ed il CENSEUR non potendo piu' manovrare e non potendo piu' armare i cannoni misero a segno sul moncone di un albero il segnale di resa. I legni furono poi presi a rimorchio da alcune unita' inglesi sopraggiunte al termine dello scontro e prese a rimorchio fino al piu' vicino porto ligure. Il 15 Marzo 1795,l'Ammiraglio Hotham ed il vice ammiraglio Goodal coprirono pubblicamente di elogi Caracciolo e tutti gli equipaggi della squadra napoletana che avevano partecipato all'azione di Capo Noli,per l'indiscussa bravura dimostrata; considerato che cio' veniva da parte di un ufficiale superiore della prima marina da guerra del mondo c'era ogni motivo per andarne orgogliosi. La sortita Anglo-Partenopea aveva colto anche un secondo importante obbiettivo, quello di sventare una spedizione francese contro Roma e cio' che era piu' Sud. Alla corte napoletana tirarono tutti,nessuno escluso, un respiro di sollievo; ma nessuno di essi poteva immaginare che era solo una questione di tempo,e la calata dei francesi in Italia era semplicemente rinviata. Anche gli Inglesi,come e' nel loro piu' classico stile,passato il primo momento di composta soddisfazione,presero a minimizzare l'apporto decisivo della squadra napoletana,anzi si comincio' ad attribuirne le glorie ed i meriti all'onnipresente Lord Horatio Nelson,che si guardo' bene dal mettere onestamente le cose al loro posto , daltronde aveva un sospeso con Caracciolo,che in fasi successive allo scontro di Capo Noli,si oppose in modo fermo e deciso a che sui vascelli francesi catturati venisse issata a riva l'insegna inglese,asserendo che se vessillo dovesse essere messo a segno,questo non poteva che essere quello della regia marina napoletana : era una questione superflua per Caracciolo, che ne faceva un punto d'onore per se e per il regno,il successo era napoletano e tale doveva restare per tutti.Nel suo animo comunque cominciava a vacillare quella incrollabile fede che ne aveva fatto il primo paladino della real casa. L'animo intrepido e fermo di tante battaglie,si smarriva di fronte alla falsita' ed alle congiure che ormai erano entrate a far parte del quotidiano nella corte e nella vita di ogni giorno.L'ultima prova fu' il rifiuto da parte regia di continuare a mettere in mare nuove e piu' potenti navi : non era una questione finanziaria,o almeno non solo quella ; non bisognava urtare la suscettibilita' britannica che come stavano ormai le cose,rappresentava la sola garanzia di sopravvivenza per la dinastia. Intanto nel Regno delle Due Sicilie,le cose si erano messe proprio maluccio : venivano promulgate pessime leggi e l'esazione fiscale era a livelli ormai intollerabili;come se non bastasse ci si mise anche un rovinoso terremoto,ai cui danni non si penso' neanche minimamente di mettere riparo ne' di aiutare la povera gente.Re e Regina si affidavano sempre piu' all'Acton,come se questi avesse capacita' divinatorie tali da risolvere tutti i problemi del regno;una cosa pero' la fece bene l'Acton : quella di diventare la persona piu' odiata del regno,e con lui ogni straniero della corte napoletana. Ciononostante si continuo' a riporre fiducia negli stranieri,perfino a capo sia dell'esercito sia della squadra navale,sebbene vi fossero uomini brillanti capaci nonche' di provata fede borbonica.Il comando in mare della squadra navale fu' affidato al Conte Thurn,austriaco,e quindi servitor fedele di Maria Carolina che fra l'altro aveva esautorato prima e licenziato poi perfino il Tanucci perche' animosamente contrario alle sue continue interferenze politiche. L'Acton abbandono' ogni cura per la splendida marina da guerra,per i cantieri navali e per le abili maestranze degli arsenali.Il panorama si faceva ogni giorno sempre piu' desolante e la dissoluzione morale non aveva piu' limiti. Neanche i continui successi del Bonaparte,che lo avvicinavano sempre piu' al meridione d'Italia,bastava a scuotere gli animi in preda alla piu' totale abulia e fatalismo.Nulla ormai poteva rianimare l'ormai spenta fiamma. Il pavido Ferdinando seppe solo premunirsi per tempo ; organizzo' per benino la sua fuga a Palermo via mare,saccheggio' a piene mani ogni tesoro ed ogni risorsa ovunque disponibile,perfino dalle chiese. Un giorno,nelle fredde ore antelucane,ancora buio e con poca visibilita',una ombra scivolo' furtiva,attraverso un passaggio segreto,aprendo i cancelli della darsena.Dietro di lui un seguito livido ed infreddolito corse ad imbarcarsi sulle lance pronte per condurlo sul vascello di Nelson,all'ancora nel golfo. Caracciolo,che pure era della partita con il Sannita,Archimede,Sirena,Aretusa, Minerva e sei golette regie,non seppe o non volle darsi pace per l'affronto fattogli dal Re perfino in quelle circostanze;aveva scelto il Nelson e non lui per quella vergognosa fuga via mare,sulla nave di sua maesta' Vanguard. Fu' veramente una fuga ben riuscita,seconda solo a quella a bordo della corvetta Baionetta,qualche secolo dopo. Caracciolo segui' il feretro della monarchia fino alle acque palermitane,ove ebbe un moto di stizza al cospetto del re,che non sfuggi' pero' al Nelson,anche egli presente.Amareggiato e deluso ricevette l'ordine di portare la sua nave nel porto di Messina e di porvela in disarmo,in attesa di tempi migliori. Egli fece quindi richiesta all'Acton di ritornare a Napoli per curare i suoi affari messi in pericolo dall'invasione francese.Il Re non fu' felice dell'idea di veder partire Caracciolo,anche perche' forse in cuor suo temeva di perdere il suo migliore marinaio,che fra l'altro godeva di affetto e carisma su tutti i legni della squadra navale.L'Acton mise in guardia il Caracciolo contro i possibili pericoli a cui andava incontro,ma il Nibbio di mare tranquillizzo' l'irlandese : egli sarebbe rimasto fedele alla corona. Giunto a Napoli,fu' preso letteralmente d'assedio dai maggiorenti della insurrezione popolare e dagli intellettuali che si adoperarono strenuamente per attirarlo a se.Piu' tardi,durante la farsa che fu' il suo processo,dichiaro' di essere stato costretto a schierarsi dalla parte degli insorti che minacciavano ritorsioni contro la sua famiglia.Non e' mai stato provato. Ma e' altresi' facile intuire lo stato d'animo di quel grande marinaio che era stato costretto ad assistere impotente alla fine di una grande marina. Prima di partire alla volta di Palermo,il Re e a scanso di equivoci anche il Nelson,ognuno per suo conto,avevano dato precise istruzioni a loro fiduciari di esperire qualsiasi iniziativa volta ad impedire che la squadra cadesse in mani francesi.Il Pignatelli,curatore testamentario per conto di Ferdinando, penso' bene di dare fuoco ad una settantina circa di lancioni armati,senza porre indugi;fu' detto che cio' consentiva di porre maggiori cure nel tentativo di salvare le unita' maggiori.Ma in quale stato erano queste navi ? Gli equipaggi si erano dileguati,e non era stato possibile trattenerli neanche con le promesse di paga raddoppiata : ognuno temeva per la sorte della propria famiglia : la squadra poteva anche andare alla malora,tanto era gia' persa. Molti legni erano anche stati saccheggiati e privati di importanti attrezzature. Anche un uomo senza esperienze di mare puo' intuire a quale rapido disfacimento va' incontro un vascello senza le cure di un equipaggio,e ancor di piu' un bastimento di legno.Tanto per essere sicuro,il Nelson aveva affidato al marchese di Nizza il compito di distruggere ogni nave qualora i rischi di cattura da parte dei francesi fossero stati prossimi. Il Nelson era decisamente un gran gentiluomo : quanta pena s'era dato per interpretare i piu' impronunciabili desideri reali e quant'altra per evitare che costoro potessero abbassarsi a pronunciarli. La nefanda influenza di Emma Hamilton sull'inglese e sulla corte reale aveva avuto buon gioco alla fine. Il tempo stringeva,il Pignatelli terrorizzato dalla fine che sembrava ormai essere prossima s'involo' anch'egli alla volta di Palermo.Ma una volta giunto fu' punito dall'Acton che lo condanno' senza esitazione : il Re poteva anche fuggire, ma lui proprio no ! Anche il marchese di Nizza s'era dato alla fuga,pero' aveva avuto l'accortezza di nominare un suo fiduciario,una sorta di subappaltatario,che eseguisse gli ordini ricevuti da Sir Horatio,un tale Amm. Donald Campbell. E fu' cosi' che la sera dell'8 Gennaio 1799,il golfo di Napoli ed il suo meraviglioso cielo,furono sinistramente illuminati da mille e piu' riverberi e bagliori provenienti dalle immense pire degli splendidi vascelli napoletani. La maggior flotta italiana e del mediterraneo,ardeva sotto gli occhi di una citta' prona e impotente di fronte a tanto scempio,i cui prologo s'era gia' visto il 28 Dicembre precedente. L'unica nave a non essere stata incendiata fu' la fregata Pallade a cui basto' solo allargare le gia' vistose falle al di sotto del galleggiamento. L'unica che riusci' in qualche modo ad armare un sufficiente equipaggio per salpare e salvarsi fu' la fregata Sibilla. Tutto il resto,Tancredi,Partenope,Guiscardo,S,Gioacchino,Flora,S.Dorotea, Lampreda e molti altri legni minori altro non erano che relitti fumanti. Altri bastimenti come la fregata Cerere,quattro galere,due corvette e due brigantini,poterono essere salvati e successivamente impiegati dal Caracciolo contro la squadra anglo-borbonica. Quella del 1799 non fu' una insurrezione di popolo,come sovente si e' voluto far credere,anzi lo stesso generale Championnet ebbe parole d'encomio per il coraggio del popolo napoletano che fino all'ultimo si batte' con leonina e ferace determinazione. Ma le barricate ed i petti indomiti a nulla valsero contro i cannoni francesi da un lato e i colpi sparati alle spalle dai filo francesi. Il 25 Gennaio 1799 le truppe francesi entrarono in Napoli e vi proclamarono la Repubblica,detta prima Napoletana,poi Partenopea,poi Vesuviana.....insomma ognuno la chiamava come meglio gli aggradava. Comunque sia,questa neonata repubblica ebbe vita davvero breve e sfortunata; la restaurazione borbonica fu' un immenso bagno di sangue,il boia di Piazza Mercato fu' sostituito perche' questi s'era fatto venire una brutta ernia e dovette cedere ad altri la pesantissima mannaia.La reazione della real casa fu' letteralmente furiosa e sconsiderata al punto da scavare un profondo ed incolmabile solco fra se stessa e quel popolo che comunque la aveva sostenuta. Si tratto' di un'orgia di sangue lenta,lunga ed inesorabile.La masnada di tagliagole meridionali originaria d'ogni dove e al servizio del Cardinale Ruffo non si fermo' innanzi a nulla a dispetto d'ogni sentimento umano e cristiano.Una cosa certa e' che molti prelati d'ogni ordine e grado,avevano un singolare concetto del proprio ufficio e del modo di curare le anime. La miglior parte dell'intellettualita' napoletana passo' a miglior vita calcando le tavole intrise di sangue dei pubblici capestri reali,nel mentre per le strade della citta' venivano messi in scena gli spettacoli piu' atroci e truculenti di fronte ai quali anche un Rais algerino avrebbe sussultato. Intanto il Caracciolo stava cercando in qualche modo di organizzare un simulacro di squadra navale con quello che il suo allievo preferito,Andrea Mazzitelli da Parghelia,era riuscito a salvare dalle fiamme.Mazzitelli,ufficiale e nobile egli cadde al ponte della Maddalena durante gli ultimi concitati eventi e con il corpo pieno di ferite sali' il patibolo l'8 Febbraio del 1800. Caracciolo dispose quindi in mare quel che aveva con acume e speranza ma senza soverchie illusioni ; il riflusso della marea borbonica sarebbe presto sopraggiunto spazzando via ogni cosa.Egli affronto' l'avanguardia avversaria comandanta dal Troubridge dal conte Thurn e dal Tschudy ,mentre Sir Horatio se ne stava al tiepido sole di fine Primavera,di una Palermo incantevole,al fianco dell'amata Emma e del marito di lei. Caracciolo costrinse abilmente l'avanguardia navale a ripiegare e il 17 Maggio era quasi sul punto di avere la meglio su di questa,ad onta dei rinforzi ricevuti. Essa s'era riunita fra le isole di Procida ed Ischia in agguato sperando che i legni rivoluzionari si facessero vivi.Ma una improvvisa quanto diabolica caduta di vento lo mise in condizioni d'inferiorita',costringendolo al ritiro. Da qui ebbe inizio il calvario di questo marinaio.Nelson giunse a Napoli il 24 Giugno a cose fatte con il suo vascello Foudroyant e tutto il caravanserraglio del seguito reale,Lord Hamilton e consorte compresi. La prima cosa che chiese fu' dove fosse il Caracciolo,giungendo a controllare di persona le liste compilate dal Cardinale Ruffo con i nomi di coloro i quali s'erano arresi ed affidati al reale perdono,e che in cambio avevano avuto salva la pelle ed un salvacondotto per la Francia. Ma il nome del Nibbio di mare non era fra costoro e disapprovando l'operato e le iniziative del porporato,si adopero' affinche' il suo fiero avversario venisse ricercato e catturato.Sulla animosita' del Nelson nei riguardi di questo grande marinaio si puo' ancora oggi congetturare liberamente senza comunque mai giungere alla verita' ; ogni fatto puo' tanto essere vero quanto la negazione del fatto stesso.Si e' giunti perfino ad ipotizzare e ad avallare una presunta vendetta d'amore di Lady Hamilton,che tempo addietro s'era vista rifiutare dall'ammiraglio napoletano a cui voleva darsi. Al Ruffo,attraverso mediatori accreditati,giunse una missiva del Caracciolo il quale gli chiedeva con rispetto e riverenza quale fosse il miglior consiglio che potesse dargli : la fuga,soltanto la fuga e per via di terra, dal momento che tutte le coste erano sorvegliatissime proprio perche' queste erano estremamente familiari al fuggiasco.Stanco,affamato,braccato da luridi scherani prezzolati,vili assassini assetati di sangue,egli fu' catturato e provvisoriamente rinchiuso nelle celle dei Granili,era il 28 Giugno. Informato della cosa,il Nelson ne dispose l'immediato trasferimento a bordo per impedire qualsiasi tentativo sia di fuga sia di liberazione e soprattutto in questo modo egli disponeva del Caracciolo a suo completo piacimento. Quando il Nibbio sali' a bordo,sporco,lacero e impedito da impietosi ceppi suscito' immediata e rabbiosa reazione di un comandante inglese,che cavallerescamente e di sua iniziativa,dispose di liberarlo dalle catene e di sistemarlo convenientemente.Ma Nelson aveva premura di chiudere la faccenda.Aveva dato mandato al conte Thurn di formare rapidamente una corte marziale per giudicare il Caracciolo reo di tradimento.E qui il Nelson si macchio' di una terribile infamia che avrebbe indelebilmente segnato la sua figura di uomo di mare coinvolgendo in cio' la stessa Inghilterra di cui in qualche modo ne era pur il rappresentante. La commissione emise la sua sentenza che risulto' essere assolutoria o quanto meno clemente ed il Nelson,insoddisfatto ed irritato,a dispetto di ogni legalita',impose al Thurn una seconda corte marziale dalla quale inequivocabilmente il Caracciolo doveva uscirne condannato alla pena capitale con infamia. D'altra parte,va' osservato che, in definitiva,egli altri non fosse che l'esecutore mandamentale del volere reale : Maria Carolina,in un suo scritto,paleso' senza equivoci il suo desiderio di vedere il Caracciolo morto temendone la celebrita' e eventuali e futuri ritorni di fiamma. Non e' pero' comprensibile come abbia fatto l'Ammiraglio inglese a liberarsi con tanta facilta' e senza incertezza di quei sentimenti di onorabilita' e cavalleria che sono radicati in ogni uomo di mare ed ai quali non vi rinunciano,anche a costo della propria vita.Che sia stato un abile e fortunato marinaio e' fuor di discussione,ma che sia stato altresi' grande come uomo e' ben discutibile.Tant'e' che quando sparo' il cannone da bordo della Minerva (che pure il Caracciolo aveva comandato) quale segnale convenuto dell'eseguita condanna per impiccagione ,la deliziosa,fine,elegante, adorabile amante di Nelson,intenta ad intrattenere a cena alcuni comuni ospiti fra cui Lord Northwick (testimone storico),si alzo' leggiadramente levando in alto un calice per brindare all'evento.Era il 29 Giugno 1799. Ma la marina reale napoletana non aveva perduto solo il Caracciolo;altri suoi figli,don A.Raffaello Doria,F.Ruggi d'Aragona,Andrea Mazzitelli,Luigi de la Granelais, G.B.De Simone avevano affrontato il patibolo con dignita',coraggio e disprezzo. Altri presero la via dell'ergastolo ed altri quella dell'esilio,fra cui Giovanni Bausan che ritroveremo negli anni a venire,ministro di marina. Fu' un colpo durissomo per la marina reale,dal quale non ebbe piu' a risollevarsi: la miglior parte di essa se ne era andata senza lasciare eredi degni di tanta fama e destrezza. Era definitivamente scomparsa una generazione insostituibile di prodi e audaci marinai. Con la scomparsa in pratica della squadra navale la pirateria barbaressca risollevo' la testa,riprendendo, incontrastata ormai, le antiche scorrerie. Il ritorno dei Borboni fu' pero' di breve durata : i francesi ritornarono in forze nel 1806 ed elessero re prima il fratello di Napoleone,Giuseppe,e poi quando questi se ne ando' in Spagna per diventarvi sovrano,Gioacchino Murat,cognato del grande Corso.Fu' solo il Murat che dimostro' un qualche vago interesse per la marina da guerra,ma nulla ritorno' come prima.Re Nasone non ebbe le stesse accoglienze a Palermo della volta precedente;i siciliani riuscirono ad imporre agli inglesi il rispetto delle prerogative e attribuzioni sicule,derivate altresi' dal loro atteggiamento nei confronti dei francesi ; la Sicilia infatti era rimasta l'unica entita' fisica a contrastare l'espansionismo d'oltralpe,o quanto meno a non aderirvi servilmente sua sponte. In effetti , con la nuova costituzione ottenuta nel 1812,la Sicilia balzo' all'avanguardia e all'attenzione degli stati europei.Fu' perfino avviata la costruzione di una piccola squadra navale,provvedendo nel contempo alla formazione dei ranghi di un esercito ormai necessario.Ma tutte queste iniziative non erano nate in appoggio alla dinastia reale,bensi' come logica conseguenza di un sogno al lungo represso : l'indipendenza dell'isola ! Ed erano determinati a raggiungerla,con o senza i borboni,meglio senza.Le prime speranze nacquero con l'incoronazione di Carlo III,ognuno infatti confidava che il nuovo Re rimanesse a governare il regno dall'isola;ma evidentemente andarono deluse. Del resto,da un punto di vista strettamente politico,non avrebbe potuto essere diversamente : Napoli era e rimaneva la capitale sia del Regno sia quindi di tutto il meridione d'Italia. Con la prima fuga di Ferdinando IV o I che sia,le teste ripresero di nuovo a guardarsi in giro annusando l'aria;ma anche quella volta le vaghe speranze naufragarono impietosamente. Nel frattempo l'intellettualita' siciliana era notevolmente maturata,ed anche gli ideali s'erano fatti piu' spinti,talvolta estremizzati. L'acquisizione di un parlamento e di una moderna costituzione erano soltanto i primi passi ; qualche anno dopo ,alcuni legni siciliani si spinsero fin dentro il golfo di Genova e quindi parteciparono all'occupazione di Livorno e dell'isola d'Elba.L'indipendenza dell'isola sembrava ormai cosa fatta o comunque ad un tiro di respiro.Ma il congresso di Vienna del 1816,rimise le cose ognuna al suo posto restaurando lo status quo ante la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche. Il boccone questa volta era troppo amaro e non andava giu' in nessun modo; ebbero quindi una lunga serie di moti popolari che continuarono al lungo anche dopo l'unita' d'Italia.Nel 1820 si comincio' a Napoli e si estesero fin alla Sicilia,ma trovarono la ferma opposizione dei patrioti napoletani che nei siciliani vedevano solo intramontabili fremiti d'indipendenza,mentre i loro ideali guida erano a ben piu' ampio respiro e vasta portata. La repressione fu' comunque dura,ma non feroce come in precedenza.Nel 1826 saranno spenti gli ultimi focolai di rivolta grazie all'ausilio delle truppe austriache.Altre sollevazioni popolari si ebbero nel 1837,ma quelli piu' seri e di una certo peso si verificarono nel Gennaio 1848.Il capo della sollevazione era Ruggiero Settimo,piu' astuto dei predecessori,che dichiaro' a destra e a manca,che i nuovi ideali siciliani erano improntati ad un federalismo puro e non piu' all'indipendenza,difatti l'isola ambiva e bramava per unirsi al resto d'Italia.Chissa' chi se la bevve ? Fatto sta che l'anno dopo i borboni ripresero il totale controllo dell'isola grazie anche al decisivo supporto della marina da guerra che ricominciava a solcare i mari. La tormentata storia dell'isola continuo' senza mai interrompersi,giungendo fin'anche in tempi moderni.Nel 1866,ad unita' d'Italia fatta,la citta' di Palermo venne bombardata dal mare e dopo sette giorni e mezzo e con l'impiego di un corpo di spedizione di 50.000 uomini la rivolta fu' domata in un altro bagno di sangue.Questo il contesto storico da Vienna in avanti,nel contempo cosa ne era stato della marina da guerra ??. Nel 1810 e 1812,sotto il regno di Murat,furono varati due nuovi vascelli di linea,il CAPRI ed il GIOACCHINO.Dopo la sua caduta ed il ritorno di Ferdinando,questi fece costruire il nuovo vascello VESUVIO di ben 3530 Tonnellate,che nel 1825 dopo la morte di Ferdinando I (ex IV),imbarco' nel porto di Genova il nuovo Re,Francesco I che regno' soltanto cinque anni.Nel 1827 comunque fu' varata la fregata isabella ed il brigantino reale Principe Carlo; nel 1828 seguirono lo yacht reale Francesco I e la nave veloce Etna. Ferdinando II,succeduto al padre nel 1830 fu' l'artefice dell'avvento del vapore a bordo delle navi del regno sia da guerra sia mercantili. Nel 1836 entro' in servizio la fregata Partenope,seconda unita' con lo stesso nome,con lo scafo fasciato in piastre di rame e subito dopo la goletta a vapore S.Weenefrede. Nel decennio 1840 - 1850 furono varati tre scafi a vapore,Finanza,Tantalo,Erebo, le golette Argonauta e Delfino e le pirofregate Ercole,Archimede,Carlo III, Sannita,Ettore Fieramosca. Il primo scafo mercantile ad avere il vapore come sistema propulsivo principale fu' il Ferdinando I.Nel 1854 seguirono i brigantini Maria Teresa, L'Aquila e Sirena e poi la pirofregata T.Tasso,quest'ultima del 1856. L'ultima nave varata nel regno borbonico,fu' la fregata Borbone nel 1860 successivamente ribattezzata Garibaldi. Il cantiere navale di Castellammare di Stabia,nel ventennio fra il 1840 ed il 1860 aveva varato qualcosa come 50.000 T. circa di naviglio vario. Giusto per informazione,lo stesso cantiere,varo' nel ventennio fascista i due capolavori C.Colombo (Ceduto ai Russi in conto riparazione danni di guerra) e l'A.Vespucci che ancora oggi possiamo ammirare mentre solca maestoso i nostri mari. Queste le costruzioni ; i fatti d'arme furuno ben pochi e di un certo rilievo solo l'attacco e l'assedio a Tripoli del 1825.Esso scaturi' dalle eccessive pretese del Bey di Tripoli che nove anni prima aveva stretto un accordo con re Ferdinando affinche' le navi e le coste del regno non fossero piu' attaccati dai pirati degli stati barbareschi. Quando Francesco I succedette al padre,il Bey penso' bene di alzare le richieste,magari,dovette pensare,ci poteva scappare un congruo aumento. Ma Francesco non era tenero in materia finanziaria,e non ci penso' neanche a corrispondere l'aumento all'esoso predone. Tre anni prima la marina Sarda aveva mandato alcuni legni a Tripoli,affinche' il Bey si dissuadesse dal giocare scherzi,e ci riusci' in pieno;della partita era anche Carlo Pellion di Persano al comando di una lancia cannoniera. Francesco,credette opportuno fare la stessa cosa,sull'onda del'ottimismo piu' sfrenato.Invio' pertanto le fregate Cristina e Regina Isabella per verificare la possibilita' di un accordo in extremis con il Bey,che una volta rivelatosi cocciuto costrinse le navi a bombardare la citta' dal 23 al 28 Agosto,senza risultati apprezzabili.Solo la successiva cattura della goletta Mambrouka ad opera della R.Isabella e del Principe Carlo indusse il bey a piu' miti pretese. Il 23 Marzo 1833,fu' sottoscritto un accordo di reciproca assistenza con il Regno di Sardegna per fronteggiare la crescente pirateria.Fu' certamente un fatto politico eccezionale che sicuramente anticipava le politiche diplomatiche del futuro.Il 10 Maggio 1833 ebbe successo una missione delle flotte combinate contro il Bey di Tunisi che subito sottoscrisse un trattato di pace. L'epopea della pirateria era quasi al tramonto.Uno degli ultimi atti ad essere portato in scena fu' quello contro il Sultano del Marocco,Mulay Abdel Rahman. Una squadra composta da Regina Isabella,una corvetta ed una goletta,fu' quindi inviata a far mostra di muscoli.La fregata lascio' le altre due unita' nei pressi delle coste spagnole,subito fuori Gibilterra,mentre essa stessa prese ad incrociare al largo delle coste marocchine.Al comando della Regina Isabella vi era l'Ammiraglio G.B.Staiti.Non dovette trascorrere molto tempo, infatti il 23 Giugno il Sultano si affretto' a siglare un trattato di pace. E' sempre stato straordinario,il potere dissuasivo ed il deterrente rappresentato dall'invio di una flotta nelle acque avversarie. A diversita' di altre nazioni,il Regno delle Due Sicilie ,non ha mai nutrito sentimenti di razzismo o di sfrenata espansione a danno dei paesi africani contermini;le sue battaglie,lunghe e tenaci,erano solo volte alla difesa dei propri interessi nazionali;Adua,Macalle',Amba Alagi,Tobruk etc.......erano ancora un po' lontanucce. Sempre a proposito di mostrare i muscoli,bisogna menzionare un altro episodio, infruttuoso stavolta,che vide protagoniste alcune unita' americane. Il commercio marittimo americano,aveva subito moltissimi danni durante il periodo Murattiano del regno,e il congresso penso' bene di mandare una certa aliquota di bastimenti nelle acque del golfo di Napoli,onde chiedere il giusto risarcimento dei danni subito.Onestamente, la real casa borbonica non era affatto responsabile di cio',ma i cannoni che sporgevano dalle fiancate americane inducevano a molta prudenza.In questa occasione, re Ferdinando IV,si rivelo' al contrario uomo assai avveduto e dimostro' tanta tenacia nel corso dei lunghi colloqui con il rappresentante americano che alla fine dopo tanto tergiversare,dovette rinunciare e scornato fare ritorno in patria e senza un ducato !! Evidentemente gli americani devono aver fatto tesoro di simili esperienze,infatti in altre epoche gli e' andata decisamente meglio. Gli ultimi sussulti si ebbero quando ormai Garibaldi era gia' all'opera in Sicilia.La squadra inviata per contrastarne lo sbarco,fecero poco o nulla, limitandosi a qualche timida ed inoffensiva bordata,piu' di facciata che altro.V'erano la pirocorvetta Stromboli al comando di Guglielmo Acton divenuto poi ministro della marina nel 1870,ed il Cap.di vascello Giovanni Vacca al comando della pirofregata Ettore Fieramosca il quale giunse perfino ad andare a bordo delle navi sarde a scusarsi di aver fatto fuoco contro di esse.Lo stesso Vacca fu' protagonista qualche tempo dopo,di un altro episodio poco chiaro : la cattura del vascello Monarca ancora in allestimento nei cantieri,da parte di una squadra d'arrembaggio della marina sarda. Episodio che lascia a bocca aperta : lo stesso Vacca era al comando del Monarca e il giorno programmato per il colpo di mano egli penso' bene di assentarsi dal bordo per improrogabili motivi che richiedevano altrove la sua presenza.Daltronde l'azione era stata gia' concordata da lui stesso con i rappresentanti della marina sarda in ogni suo particolare,degno antesignano d'altre operazioni analoghe. Il vascello napoletano fu' poi successivamente ribattezzato Re Galantuomo ed incorporato prima nella marina sarda poi nella neonata regia marina italiana. Non vi furono altri episodi eclatanti;di sicuro eclatante e' il modo in cui la flotta napoletana si dette al nemico senza ne' combattere ne' opporre un minimo di dignitosa resistenza,almeno passiva. Ma il gran corruttore,Persano,aveva svolto la sua opera in modo davvero encomiabile.Furono in pochi a seguire l'ultimo re borbone nella fortezza di Gaeta;fu' in quella splendida rada,all'ombra della fortezza,che tramonto' una dinastia tutta meridionale ed cio' che rimaneva di una grande marina da guerra.


Cap.Guglielmo LEPRE

Bibliografia

La Marina Napoletana nel secolo XVIII di B.Maresca - 1902
Francesco Caracciolo di G.Porcaro - 1967
La Prima Marina d'Italia di M.Gabriele U.S.M.M. 1999
Cronistoria delle Unita' da guerra delle marine pre unitarie di L.Radogna U.S.M.M. 1981
Il Piemonte sul Mare di P.A.Manuele - 1997


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SOPRA LA RN MONARCA DAI CUI PIANI FU PROGETTATO IL VESPUCCI
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ANTICO PIANO DEL GOLFO DI NAPOLI
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ESERCITAZIONI DELLA REGIA MARINA NEL GOLFO DI NAPOLI A UNIFICAZIONE AVVENUTA.
MOLTE DELLE NAVI PRESENTI ERANO DELLA REAL MARINA BORBONICA.
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«Una razza scontrosa e fedele,vigorosa e fiera,capace di ogni rinuncia e dedizione,con i suoi riti,i suoi usi,il suo coraggio e la sua fede....»

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".“Me dispiace....ma io so' io e voi nun siete un ca...........!” Marchese del Grillo....".....«Appartengo ad una generazione disgraziata, a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due».......Unicuique Suum !!
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CV.Etna
Inviato il: May 19 2012, 11:07 AM
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C.V
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Missioni - 208
Surv. / Kia - 163/45
Merc./ DD Affond.- 476/299


VEDUTE DI ARSENALE BACINO
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POSTER "ARMATA DI MARE"
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PIROCORVETTA MISENO
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SCONTRO FRA VASCELLO MONARCA E IL TUCKERY
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PIROFREGATA TANCREDI
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PIROFREGATA VELOCE
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RITORNO DELLA SQUADRA DALL'INCURSIONE DI ALGERI
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FREGATA PARTENOPE
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«Una razza scontrosa e fedele,vigorosa e fiera,capace di ogni rinuncia e dedizione,con i suoi riti,i suoi usi,il suo coraggio e la sua fede....»

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".“Me dispiace....ma io so' io e voi nun siete un ca...........!” Marchese del Grillo....".....«Appartengo ad una generazione disgraziata, a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due».......Unicuique Suum !!
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CF.Luca
Inviato il: May 26 2012, 12:07 PM
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Missioni - 171
Surv. / Kia - 109/60
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36_1_55.gif 36_1_55.gif

Veramente interessante grazie.....

Anche da noi ( Parma )abbiamo contribuito alla nascita della marina partenopea !!!

Interessanti anche le notizie di Nelson, Lord(o) del mare.

Comportamenti non nuovi, del popolo albionico !!!!

Grazie

complimenti.gif complimenti.gif complimenti.gif


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Providence
Inviato il: Jun 20 2012, 08:17 PM
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Mamma mia che ARTICOLONEEE, 36_1_55.gif complimenti C.te Etna.


Providence


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